venerdì 3 maggio 2019

A che gioco giochiamo??

Il gioco allontana dalla vita reale? E' forse un modo per dire "faccio finta di" o "faccio per scherzo"?? Il mio intendere il giocare non è perdere la consapevolezza di essere oggi adulto o non voler affrontare la realtà, quanto il voler alimentare quella parte di me che vuole uscire dagli schemi e restare libera. Ecco, il gioco mi aiuta in questo e mi rende consapevole di questa mia libertà. A che gioco mi piace giocare oggi? Sono aperto a tutte le tipologie di gioco, un po meno forse a quello delle carte, ma proprio per un discorso di regole da dover seguire. Qui io voglio essere libero di fare come mi pare. Se gioco a soldatini voglio poter far vincere a mio piacimento o gli indiani o i cow-boys, se gioco con un pista elettrica di macchinine voglio essere in grado di far tagliare prima il traguardo ad una Lotus piuttosto che ad una Ferrari e così via. Mi affascina la spensieratezza nel giocare, la fantasia, l'immaginazione. 
Riacquistare anche solo per un momento, quella serenità interiore per poter ricaricare le batterie e ripartire; in un certo senso come un computer resettato. Il giocare mi fa sentire impegnato, non farlo, mi fa sentire una persona spenta. Il giocare non mi fa sentire vecchio dentro, anche se il mio corpo invecchia. Ma che significa poi giocare per un adulto? E ancora,  ma da adulti si gioca sul serio o dietro a questo si cela solo un voler collezionare oggetti che ci riconducono unicamente ad un vago ricordo di quando ci giocavamo da piccoli? Forse si, le cose stanno magari proprio così, ma volete mettere la vita quanto appare ora più leggera e spensierata??? Un'ultima raccomandazione: non perdete mai di vista il bambino che avete dentro, perché vi assicuro che c'è e vuole giocare con voi!



martedì 26 febbraio 2019

Una giornata di "duro lavoro" alla borsa-scambio di ...

il bottino di una borsa-scambio "tipo"
Avete capito di cosa si sta parlando? a) Alzataccia (prima dell'alba), o beati coloro che vivono nelle vicinanze della manifestazione, b) viaggio di andata pieni di entusiasmo ed euforici, immaginando e sognando di trovare quello che poi non troverai "MAI" (e più il tempo passa e più quel "mai" diventa definitivo), c) conteggi e divisioni sul "quanto ognuno dovrà dare" per la trasferta con l'auto dell'amico (della serie dovessimo spenderci tutto fino all'ultimo cent), d) sosta per "pisciatina" e colazione per coloro che non vogliono farsi mancare nulla (effetto pillola pressione per chi la prende e, per chi si è alzato tardi, perché non ha fatto in tempo a prendere il caffè a casa) e alla fine, "dulcis in fundo", e) l'arrivo alla destinazione o meta, come la si vuole chiamare. Biglietti? (si, no, ni,... mi fa un favore un mio carissimo amico procurandomi "passi" per tutta la combriccola) e poi... DENTRO! E una volta dentro ti accorgi che non sei tra i primi, anzi, già una folta schiera di tuoi "simili" hanno adocchiato (per non dire comprato) quello che tu oggi ti sei prefissato di cercare e che manca alla tua collezione. Un inizio di certo poco promettente, ma dopo un attimo di esitazione e di sconforto, forte della tua esperienza ultra-trentennale, prendi coraggio e accenni ad un timido sguardo sul primo banco che hai sott'occhio. Metti a fuoco e lentamente scruti ogni minimo dettaglio (quasi una scansione celebrale) di ciò che il venditore ha esposto. Fai anche le prove di "reset" dell'espressione del tuo viso qualora avessi individuato un modello di tuo interesse, ma che non vuoi che il commerciante se ne accorga. Insomma, qui ha inizio il "duro lavoro" del collezionista tra mille ostacoli e tranelli (informazioni devianti, repliche spacciate per originali, etc.etc..). Infine ti prefiggi sempre lo stesso obiettivo: NON COMPRARE MAI LA PRIMA COSA CHE VEDI; devi prima farti un giro "di ricognizione" per poi aggredire in un secondo passaggio. Dovessi mai trovare lo stesso oggetto da più di un venditore e magari proprio lì (l'ultimo che hai visitato) ha il modello più bello e al minor prezzo. Certo che può accadere, ma questo non succederà mai e poi mai a te! Bando alle chiacchiere, il primo giro è terminato, ti senti un po confuso in quanto hai cercato di memorizzare nella tua testolina (sei sempre meno giovane e la memoria incomincia a perdere qualche colpo) quello che hai visto e che vorresti comprare con il secondo round. Sei molto concentrato, ma ecco che appare all'orizzonte uno/a che conosci e di colpo (sarà anche perché incominci a pensare: chi è? dove l'ho visto/a l'ultima volta?) la tua mente perde ciò che aveva immagazzinato nell'ora precedente. E mentre dialoghi con costui cerchi di ricordarti in quali banchi e da quali espositori devi ritornare. Saluti velocemente l'amico/a e ti rimetti a caccia. Ma questa volta non sai più neanche da dove ripartire per cui incominci a vagare a "random" con la speranza che qualcosa riaffiori nella tua mente...macché poca roba! Gli occhi incominciano a bruciare, sei consapevole di aver affaticato la tua vista (per cosa poi?), ma continui imperterrito. La tensione incomincia a salire anche perché guardi l'ora e arrivi a dire che non ti resta più molto tempo a disposizione. Dovresti anche mangiare qualcosa, ma no, dici, se oggi salto un pasto non può che farmi bene (in effetti sei anche un po sovrappeso), non hai con te neanche una bottiglietta d'acqua, o meglio, ce l'hai, ma l'hai lasciata in macchina dell'amico. Allora ti fermi un attimo, ragioni, fai un bel respiro, realizzi, e poi dentro di te ti spari questa frase: "MA CHI ...ZZO ME L'HA FATTO FARE???". L'apice è stato raggiunto. Ora incomincia la seconda fase, che è tutta in discesa. Ti vai a comprare qualcosa da mangiare, ti bevi una birra piccola (tanto poi l'acqua ce l'hai in macchina), ti fai una fumatina (non dovresti, ma ti piace da morire) ed eccoti pronto a rientrare in campo. Riprendi il tuo giro e questa volta trovi finalmente il tuo oggetto. Metti in atto la tua strategia da acquirente disinteressato, tratti il prezzo e dopo una trattativa che, mi raccomando, deve essere sempre leggera e spensierata e anche un pochino ironica, fai una breve pausa (conti fino a cinque) e poi dici "OK"! Il primo acquisto è fatto. E poi? (direte voi curiosi) come va a finire il resto della giornata? Beh..., come già dicevo, la strada poi è tutta in discesa e, come recita il detto, una compera tira l'altra. Dovrete solo fare attenzione a non spendervi tutto! E poi scusate, ma c'è anche una sezione "top-secret" che di certo non andrò a svelare proprio a voi (miei potenziali concorrenti). Per il resto la giornata è stata veramente dura, anche se poi la moglie, tornato a casa semi-distrutto, ti guarderà con fare sospetto dicendoti: com'è quella faccia stanca se sei andato a divertirti? Andateglielo un po a spiegare voi come si è svolta la "giornatina"!!

martedì 5 febbraio 2019

Io e il Giocattolo: una simbiosi perfetta!

Per chi mi conosce nulla di particolare, sanno che sono felicemente sposato con il giocattolo d'epoca e che dentro al mio organismo (in particolare il cervello) ci sono più micro-giocattoli che micro-organismi. Per chi invece non mi conosce di persona o ha letto solo qualcosa scritta da me qui su questo blog, potrei risultare anche noioso, quasi un morboso del giocattolo e molto probabilmente questo post non verrà neanche letto da loro, perché già dal titolo si intuisce dove voglio, per così dire, andare a parare. In fondo queste persone non avrebbero poi tutti i torti, perché neanch'io so di preciso quello che andrò a scrivere oggi, qui, su questo foglio, ancora più bianco e più vuoto che mai, da qui in giù! Sicuramente ci inserirò una foto.., ma poi quale? Io ed un giocattolo assieme? Troppo banale, allora solo un giocattolo, oppure solo io... No, non ha senso tutto questo. Arrivo dunque alla conclusione che una simbiosi perfetta tra me ed il giocattolo non può essere né immaginata con una foto (a dire il vero una foto alla fine l'ho inserita), né espressa a parole; magari su quest'ultima affermazione potrei avere ancora qualche dubbio: vale a dire che io non sia poi così bravo a scrivere, quindi a trasmetterle certe emozioni. Sia chiaro allora una cosa: io, quando sto in mezzo ai giocattoli, sto veramente bene e, per chi ci crede, riesco a mantenere una sorta di equilibrio tra le mie energie e quelle del giocattolo. Meglio di così non riesco a spiegarvelo. Provo ancora: lo vedo lontano un miglio se una persona sta trattando bene la sua collezione o no. E non solo perché mi accorgo che quel modello è tenuto male o si sta rovinando in quanto non posizionato correttamente, ma dal modo in cui il tutto è esposto o riposto, dal modo in cui si vuole trasmettere la propria personalità nel collezionare; perché, vedete, c'è una grossa differenza tra chi "accumula" oggetti e chi invece li "colleziona". Quest'ultimo è colui in grado di dare quella giusta armonia a degli oggetti, anche differenti tra loro per tipologia, e farli convivere in una esposizione che risulti alla fine omogenea ed equilibrata. Per fare ciò devi conoscere ciò che stai collezionando, in una parola, devi avere una cultura appropriata, altrimenti rischi di ammucchiare solo tante cose, che magari, pur nella loro omogeneità, non appaiono come dovrebbero apparire e non appagano in quanto a fascino come invece potrebbero appagare tanto l'occhio tuo che quello altrui. 
Un'esposizione, a mio dire, equilibrata di oggetti diversi tra loro.

lunedì 28 gennaio 2019

In via del tutto confidenziale...

Ogni volta che mi accingo ad entrare nel locale dove ho la mia collezione sento un "non-so-che" che mi fa stare bene, da subito. Eppure mia moglie (quelle rare volte che si presenta) dice che si respira un'aria pesante, o meglio, un'energia molto forte! Mamma mia, dico io, che sarà mai...e provo a rassicurarla dicendole: - tranquilla, ci può stare tutta questa energia, in fondo ogni giocattolo si porta dietro il retaggio di chi ci ha giocato -. Io poi, dentro di me, cerco sempre di interpretare positivamente la questione: speriamo che nessun bambino si sia privato in malo modo di ciò che oggi è qui da me, anzi che la voglia di giocare, insita in ogni modello, rivenga fuori e sia pronta a farmi divertire. Una sorta di rinascita per il giocattolo e di divertimento per me! A parte gli "spiritelli", che mi auguro siano giocosi, voglio condividere con voi un'altra cosa che mi balena in testa molto spesso: non ci crederete, ma quando mi chiudo dietro la porta per andarmene, penso: - ecco, ora i giocattoli si animeranno e chissà cosa faranno o cosa diranno di me; magari per loro io sono un tiranno collezionista -...un po alla "Toy Story" tanto per intenderci. E sapete cosa faccio?.. di scatto riapro e controllo che non ci siano rumori. Roba da matti, eppure, ogni volta, mi viene di farlo, ma poi mi trattengo, fortunatamente!!! Da ultimo ho voluto provare anche a dormirci in mezzo ai giocattoli. La sensazione? Fantastica, mi addormento sognando in pratica ad occhi aperti. Esagerazioni? SI, se prese troppo sul serio, NO se quello che fai e che pensi ti serve per staccare la spina, rallentare il tuo ritmo quotidiano. E pensare che tutti noi siamo quotidianamente alla ricerca di questo, cioè di qualcosa che ci permetta di evadere, frenare quel mulinello di "cose da fare" che abbiamo in testa e che a fine giornata dovrebbero essere tutte inghiottite, un po come fa l'acqua nello scarico del lavandino. Direte voi, ma questo è sempre stato così e sempre lo sarà; e io vi rispondo: - no cari miei, oggi sosteniamo dei ritmi quasi impossibili e se non ci troviamo un "sano" trastullo si va in tilt -. Io ho i miei giocattoli e le mie strane confidenze che cerco di condividere con voi..., ma voi che fate?

martedì 22 gennaio 2019

"Semplicemente" affascinanti!

Cosa per semplicemente affascinanti? Chiaro, i giocattoli!..ed in particolare quelli "di una volta" e qui provo a spiegarne il motivo. Ho sempre avuto la convinzione che le cose semplici siano difficili da realizzare e se ciò avviene questo è da attribuire alla genialità della mente umana. In effetti, pensandoci bene, quando a scuola una cosa non la capivi fino in fondo e poi venivi interrogato, provavi a rendere il discorso più complicato proprio nel tentativo di confondere o far credere che il tutto ti fosse ben chiaro; in realtà era l'opposto. Per cui quando le cose non le vedo "semplici" mi viene sempre il sospetto che sotto ci sia qualcosa di poco chiaro. Mi direte ora: ma che c'entra questo con il giocattolo? C'entra, c'entra; magari il termine - semplice - qui va ad indicare la capacità del gioco di essere, in modo intuitivo, capito subito, rapportato a quello che il giocattolo vorrebbe rappresentare. Mi spiego meglio: oggi tutto ciò che è legato al mondo del gioco e terribilmente ricondotto ad un realismo estremo, pieno di dettagli, proprio perché si tende a riprodurre a pieno la realtà.
Modello super-dettagliato di una Ferrari F40
E questo vale per tutte le forme di gioco (giochi di società, costruzioni, automodellismo, fermodellismo, radiocomandato etc..). Il particolare maniacale che ritroviamo anche in un banale giocattolo fa un po perdere di vista quella che dovrebbe invece essere una semplice idea di gioco. Confrontiamo ad esempio il classico "Gioco dell'Oca" con giochi di società ben più moderni come Risiko, Cluedo, etc.. Ebbene il primo, nella sua semplicità (dovuta a poche regole a cui si contrappone una grande soddisfazione di gioco) ha acquistato una sua universalità che difficilmente riusciranno ad ottenere gli altri due, pur essendo anche loro dei bellissimi giochi. E ancora, ecco che un trenino in latta o in bachelite (degli anni 40-50) con le sue semplici linee, che approssimativamente ricordano una locomotiva a vapore o una carrozza, danno un'immediata percezione di quello che vogliono rappresentare e sono sicuramente più affascinanti ed inducono maggiormente al gioco rispetto magari ad uno stesso modello di oggi super dettagliato, fatto in ottone, digitale, dove tutto è riportato in scala come lo è nella realtà. Ecco dunque che la semplicità di un giocattolo vecchio si trasforma in "fascino" e questo proprio perché è semplice, privo di "tranelli" nascosti. Detto ciò non consideratemi però un nostalgico, perché apprezzo e ammiro quanto oggi viene prodotto, meno, invece, l'uso di una tecnologia di supporto che fa sembrare vero quello che in realtà non lo è: per me il gioco è fantasia, sognare, staccarsi dalla realtà e non viverla attraverso un giocattolo che sembra vero. Oggi io apprezzo maggiormente la semplicità che ritrovo, ad esempio, nelle automobiline die-cast di una volta, che al più avevano le quattro classiche aperture degli sportelli che le rendevano più realistiche (si fa per dire), o i brillantini sui fanali ad imitazione della luce, piuttosto che in un modello super-dettagliato di oggi dove viene persino riprodotto il libretto di circolazione!
Paya-Spagna Fiat 600 latta-plastica con movimento a frizione degli anni '60.
In pratica si è sostituita l'intuizione di una semplice nuova idea di gioco con un qualcosa di ultra-particolareggiato ed estremamente realistico, ma basato su un'idea di giocattolo vecchio. Infatti, se osserviamo la storia del giocattolo e la sua evoluzione, ci si accorge che da un certo punto in poi non è stato inventato più nulla di originale, ma è stato solo riproposto, in chiave più moderna, un'idea di gioco che esisteva già da prima. E l'aver perseguito questo obiettivo, a mio giudizio, ha "remato" contro la voglia di giocare (e questo vale sia per i piccoli che per i grandi), un po per le difficoltà  che si incontrano nelle regole via via sempre più complicate (pensiamo ai giochi da tavolo con tante regole difficili da tenere a mente e con il foglietto delle istruzioni perso), e un po per la delicatezza dell'oggetto giocattolo che vorremmo magari solo tenere in mano, vista la mole di particolari e di dettagli di cui è costituito. Conclusione? Il gioco da tavolo resta nella sua scatola e la bella locomotiva in ottone pure! In pratica tutto si trasforma in oggetto da collezionare (e poi non so più neanche quanto) e poco da giocare. Forse per questo motivo, magari tra cent'anni, su Marte si continuerà a giocare al Gioco dell'Oca o a Tombola e forse anche a Monopoly, mentre i bei giocattoli ultra-tecnologici e dettagliati resteranno nelle loro confezioni o ci stancheremo subito di loro. Perché? Semplice, perché hanno perso il loro "fascino" di giocattolo nel vero senso della parola.
Distler-Germania Trenino di latta anni '40 a carica a molla.

martedì 15 gennaio 2019

A proposito di Borse Scambio e Mercatini...


Quello in foto, con la faccia di chi si vuole mettere in posa e poi viene "da schifo", sono io! Faccio un mercatino al mese nella mia città, proprio con lo stesso spirito con cui ho aperto questo blog o la mia pagina Facebook (il Codice da Vintage). Perché direte voi? Per conoscere gente nuova, condividere la mia passione per il giocattolo oltre la cerchia dei soliti amici, per mettermi in gioco (perché no?), per confrontarmi con un pubblico che nei mercatini va quasi sempre "a caccia" di oggetti, o ancora, per essere, una volta tanto, "preda" e non "cacciatore". Insomma, tanto per finirla qui, per tirare fuori il mio "essere collezionista", ma da dietro un banco. Io che da sempre sto dall'altra parte dei banchetti, per una volta al mese provo ad interpretare la figura di colui che vende il giocattolo, mettendoci però tanta, ma tanta passione. In che modo? Parlando con la gente, facendo il curioso, cercando di riempire quel vuoto che solitamente si crea tra chi osserva quello che esponi e la potenziale vendita, con richieste di informazioni (cosa collezioni? etc.etc.), dando dei piccolissimi suggerimenti dettati più dal mio spirito di collezionista che da commerciante, perché in fondo vendo degli oggetti a cui non tengo in modo particolare (altrimenti me li terrei) e poi perché sono convinto che se non ti crei un valore aggiunto tutto si riduce sempre ad un mero fattore economico. Solitamente chi mi osserva (come il mio vicino che mi critica sempre in quanto dice che parlo sempre e troppo con le persone e sono un rompi-scatole) rimane stupito per quanta energia ci metto. Innanzitutto ci tengo a fare una bella esposizione, quando invece la quasi totalità dei venditori si limita a "buttare" qua e la sul tavolo le proprie cose in un caos incomprensibile e senza una minima logica. Io no, e dal momento che vendo giocattoli moderni e attuali, il modo di presentarli sul banco diventa a mio giudizio elemento differenziante.


Ora, non voglio tenere lezioni di marketing, né svelare troppo alcuni miei piccoli segreti, ma chi viene da me capisce subito che ha davanti un vero appassionato e non un semplice commerciante. La stessa cosa poi la pretendo io quando vado alle borse scambio da compratore e mi complimento con la persona dietro al banco se capisco che anche lui, come me, è un autentico appassionato. Sia chiaro, alle borse scambio specializzate, quasi tutti i venditori sono, chi più o chi meno, degli appassionati, per non usare la parola "fanatici", mentre nei mercatini cosiddetti di antiquariato, è già più difficile imbattersi in tali personaggi. Comunque io so di essere un collezionista incallito e mai e poi mai diventerò un venditore professionista. Perciò miei cari potenziali acquirenti da mercatino, sappiate che, se vi imbattete in una persona chiacchierona e con pochi capelli sparati, quello sono io e preparatevi ad un interrogatorio serrato. Chi ne vuole poche mi stia dunque alla larga...oppure vada a comprare su internet! 

giovedì 10 gennaio 2019

Premessa sul giocattolo: giocarci da piccoli per collezionarli da grandi?



 

Chiariamoci subito! Il giocattolo a mio avviso è al tempo stesso sia uno strumento educativo che di svago. Mi spiego meglio: da piccolo l'approccio che si ha con un giocattolo è sicuramente di divertimento, quindi di svago, anche se inconsciamente, nello svolgimento del gioco, vieni educato (dietro ad un consiglio di un genitore o magari tra stessi coetanei) ad adottare un determinato comportamento più o meno razionale: pettinare o vestire il bambolotto piuttosto che lasciarlo senza vestiti o spettinato, non lanciare le macchinine contro le porte o gli spigoli di casa, evitare di mandare un trenino elettrico troppo veloce per non farlo deragliare e così avanti. Certo è che anche il carattere di un bambino/a incide fortemente sull'esperienza di gioco fatta nell'infanzia. Si tende a dire che da piccoli i giocattoli vanno giocati, magari anche rotti, ma comunque va fatta sfogare quell'indole di manipolare, scrutare, e magari distruggere (perché no?) l'oggetto con cui si sta giocando. La mia esperienza? Mi considero un bambino fortunato che ha potuto giocare, a suo tempo, con una varietà di giocattoli e con il vantaggio di aver avuto un padre appassionato di trenini. Non crediate che la passione per i treni mi sia venuta subito, anzi, ho incominciato ad apprezzare questo "mondo" soltanto intorno ai 19 anni. Per il resto sono stato per così dire educato a trattare bene un giocattolo perché, comunque la si voglia mettere, è costato dei soldini, perciò cerchiamo di non romperlo subito; ecco, questa era grosso modo la "filosofia" adottata in casa, per cui i miei giochi sono sopravvissuti, anche se devo dire che non nutro quel particolare attaccamento ai miei giocattoli d'infanzia, cosa che invece riscontro in molte persone coetanee. Fatta questa premessa arrivo a farmi una domanda. Ma la persona adulta, collezionista di giocattoli, da piccolo, è stato un bambino che ha giocato, che ha rotto i giocattoli, che ne ha avuti tanti, oppure no?  Secondo me il collezionista adulto, da piccolo, Non Ha Rotto molti giocattoli e forse Non ne ha Avuti nemmeno Molti. Di sicuro non solo ci giocava, ma li adorava a tal punto da "giocarsi" tutta la sua paghetta settimanale per comprarsi magari quel modellino di auto. Quindi azzardo a dire che il collezionista di oggi è un bambino di ieri che non ha sfogato in pieno la sua voglia di giocare o che a suo tempo non ha avuto quei giocattoli che desiderava. A volerla vedere male di certo la figura del collezionista non appare come una persona per così dire "normale"; tutt'altro, quasi un maniaco di oggetti, con l'ossessione di volerne entrare in possesso a tutti i costi. Tuttavia le cose non stanno proprio così anche se degli elementi patologici permangono. Concluderei dicendo che, con il passare degli anni, i bambini tendono a giocare sempre di meno, o meglio, smettono di giocare molto presto per andare a divertirsi con strumenti che sono propri delle persone adulte; ma al tempo stesso gli adulti, invece, riscoprono il giocattolo come oggetto non tanto per giocarci (perché si sentono adulti appunto) quanto per collezionarlo. Sbaglio? Non so, forse.., ma di certo si sta saltando la fase del gioco per passare direttamente a quella collezionistica. E questo, per me, non è sano. Da tutto ciò scaturisce anche l'aspetto provocatorio con cui ho voluto intitolare questo mio spazio web "... da Grande voglio giocare!"

mercoledì 9 gennaio 2019

Mi presento....

Figo, Serio, Sorridente, Comico
Provo a presentarmi: genere maschio, anni 58 compiuti, sposato, due figli, lavoro in proprio, carattere espansivo e trasparente, appassionato di giocattoli-modellismo, collezionista. Per chi è disposto a leggermi è essenziale sapere con chi si ha a che fare, in particolar modo quando chi narra lo fa celandosi dietro ad un web. Ho menzionato la parola collezionista che un po' stride con la mia presentazione di buon padre di famiglia. Eh si perché colui che colleziona, diciamocela tutta, qualcosa di patologico ce l'ha, se non altro per quell'irrefrenabile desiderio di possedere quel determinato oggetto, il voler accumulare a tutti i costi, la dipendenza dalle cose materiali. E poi c'è ancora un'altra cosa che devo dirvi: ho un mio rovescio della medaglia che ora vado a riassumervi qui sotto:
  • Collezionista / ma non per caso
  • Lavoratore / ma solo tre ore al giorno
  • Responsabile / ma a volte meno
  • Giocherellone / ma con giochi seri
  • Capo / ma anche padrone
  • Simpatico / ma non a tutti
  • Di routine / ma anche di rottura
  • Spirito libero / ma anche sposato
Bene, ora sapete quasi tutto su di me e potete tranquillamente decidere se continuare a seguirmi o lasciarmi da subito. Un'ultima cosa: ho pochi capelli, ma sempre sparati. E adesso.... incominciamo a giocare!