
Chiariamoci subito! Il giocattolo a mio avviso è al tempo stesso sia uno strumento educativo che di svago. Mi spiego meglio: da piccolo l'approccio che si ha con un giocattolo è sicuramente di divertimento, quindi di svago, anche se inconsciamente, nello svolgimento del gioco, vieni educato (dietro ad un consiglio di un genitore o magari tra stessi coetanei) ad adottare un determinato comportamento più o meno razionale: pettinare o vestire il bambolotto piuttosto che lasciarlo senza vestiti o spettinato, non lanciare le macchinine contro le porte o gli spigoli di casa, evitare di mandare un trenino elettrico troppo veloce per non farlo deragliare e così avanti. Certo è che anche il carattere di un bambino/a incide fortemente sull'esperienza di gioco fatta nell'infanzia. Si tende a dire che da piccoli i giocattoli vanno giocati, magari anche rotti, ma comunque va fatta sfogare quell'indole di manipolare, scrutare, e magari distruggere (perché no?) l'oggetto con cui si sta giocando. La mia esperienza? Mi considero un bambino fortunato che ha potuto giocare, a suo tempo, con una varietà di giocattoli e con il vantaggio di aver avuto un padre appassionato di trenini. Non crediate che la passione per i treni mi sia venuta subito, anzi, ho incominciato ad apprezzare questo "mondo" soltanto intorno ai 19 anni. Per il resto sono stato per così dire educato a trattare bene un giocattolo perché, comunque la si voglia mettere, è costato dei soldini, perciò cerchiamo di non romperlo subito; ecco, questa era grosso modo la "filosofia" adottata in casa, per cui i miei giochi sono sopravvissuti, anche se devo dire che non nutro quel particolare attaccamento ai miei giocattoli d'infanzia, cosa che invece riscontro in molte persone coetanee. Fatta questa premessa arrivo a farmi una domanda. Ma la persona adulta, collezionista di giocattoli, da piccolo, è stato un bambino che ha giocato, che ha rotto i giocattoli, che ne ha avuti tanti, oppure no? Secondo me il collezionista adulto, da piccolo, Non Ha Rotto molti giocattoli e forse Non ne ha Avuti nemmeno Molti. Di sicuro non solo ci giocava, ma li adorava a tal punto da "giocarsi" tutta la sua paghetta settimanale per comprarsi magari quel modellino di auto. Quindi azzardo a dire che il collezionista di oggi è un bambino di ieri che non ha sfogato in pieno la sua voglia di giocare o che a suo tempo non ha avuto quei giocattoli che desiderava. A volerla vedere male di certo la figura del collezionista non appare come una persona per così dire "normale"; tutt'altro, quasi un maniaco di oggetti, con l'ossessione di volerne entrare in possesso a tutti i costi. Tuttavia le cose non stanno proprio così anche se degli elementi patologici permangono. Concluderei dicendo che, con il passare degli anni, i bambini tendono a giocare sempre di meno, o meglio, smettono di giocare molto presto per andare a divertirsi con strumenti che sono propri delle persone adulte; ma al tempo stesso gli adulti, invece, riscoprono il giocattolo come oggetto non tanto per giocarci (perché si sentono adulti appunto) quanto per collezionarlo. Sbaglio? Non so, forse.., ma di certo si sta saltando la fase del gioco per passare direttamente a quella collezionistica. E questo, per me, non è sano. Da tutto ciò scaturisce anche l'aspetto provocatorio con cui ho voluto intitolare questo mio spazio web "... da Grande voglio giocare!"

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