Ogni volta che mi accingo ad entrare nel locale dove ho la mia collezione sento un "non-so-che" che mi fa stare bene, da subito. Eppure mia moglie (quelle rare volte che si presenta) dice che si respira un'aria pesante, o meglio, un'energia molto forte! Mamma mia, dico io, che sarà mai...e provo a rassicurarla dicendole: - tranquilla, ci può stare tutta questa energia, in fondo ogni giocattolo si porta dietro il retaggio di chi ci ha giocato -. Io poi, dentro di me, cerco sempre di interpretare positivamente la questione: speriamo che nessun bambino si sia privato in malo modo di ciò che oggi è qui da me, anzi che la voglia di giocare, insita in ogni modello, rivenga fuori e sia pronta a farmi divertire. Una sorta di rinascita per il giocattolo e di divertimento per me! A parte gli "spiritelli", che mi auguro siano giocosi, voglio condividere con voi un'altra cosa che mi balena in testa molto spesso: non ci crederete, ma quando mi chiudo dietro la porta per andarmene, penso: - ecco, ora i giocattoli si animeranno e chissà cosa faranno o cosa diranno di me; magari per loro io sono un tiranno collezionista -...un po alla "Toy Story" tanto per intenderci. E sapete cosa faccio?.. di scatto riapro e controllo che non ci siano rumori. Roba da matti, eppure, ogni volta, mi viene di farlo, ma poi mi trattengo, fortunatamente!!! Da ultimo ho voluto provare anche a dormirci in mezzo ai giocattoli. La sensazione? Fantastica, mi addormento sognando in pratica ad occhi aperti. Esagerazioni? SI, se prese troppo sul serio, NO se quello che fai e che pensi ti serve per staccare la spina, rallentare il tuo ritmo quotidiano. E pensare che tutti noi siamo quotidianamente alla ricerca di questo, cioè di qualcosa che ci permetta di evadere, frenare quel mulinello di "cose da fare" che abbiamo in testa e che a fine giornata dovrebbero essere tutte inghiottite, un po come fa l'acqua nello scarico del lavandino. Direte voi, ma questo è sempre stato così e sempre lo sarà; e io vi rispondo: - no cari miei, oggi sosteniamo dei ritmi quasi impossibili e se non ci troviamo un "sano" trastullo si va in tilt -. Io ho i miei giocattoli e le mie strane confidenze che cerco di condividere con voi..., ma voi che fate?
lunedì 28 gennaio 2019
martedì 22 gennaio 2019
"Semplicemente" affascinanti!
Cosa per semplicemente affascinanti? Chiaro, i giocattoli!..ed in particolare quelli "di una volta" e qui provo a spiegarne il motivo. Ho sempre avuto la convinzione che le cose semplici siano difficili da realizzare e se ciò avviene questo è da attribuire alla genialità della mente umana. In effetti, pensandoci bene, quando a scuola una cosa non la capivi fino in fondo e poi venivi interrogato, provavi a rendere il discorso più complicato proprio nel tentativo di confondere o far credere che il tutto ti fosse ben chiaro; in realtà era l'opposto. Per cui quando le cose non le vedo "semplici" mi viene sempre il sospetto che sotto ci sia qualcosa di poco chiaro. Mi direte ora: ma che c'entra questo con il giocattolo? C'entra, c'entra; magari il termine - semplice - qui va ad indicare la capacità del gioco di essere, in modo intuitivo, capito subito, rapportato a quello che il giocattolo vorrebbe rappresentare. Mi spiego meglio: oggi tutto ciò che è legato al mondo del gioco e terribilmente ricondotto ad un realismo estremo, pieno di dettagli, proprio perché si tende a riprodurre a pieno la realtà.
E questo vale per tutte le forme di gioco (giochi di società, costruzioni, automodellismo, fermodellismo, radiocomandato etc..). Il particolare maniacale che ritroviamo anche in un banale giocattolo fa un po perdere di vista quella che dovrebbe invece essere una semplice idea di gioco. Confrontiamo ad esempio il classico "Gioco dell'Oca" con giochi di società ben più moderni come Risiko, Cluedo, etc.. Ebbene il primo, nella sua semplicità (dovuta a poche regole a cui si contrappone una grande soddisfazione di gioco) ha acquistato una sua universalità che difficilmente riusciranno ad ottenere gli altri due, pur essendo anche loro dei bellissimi giochi. E ancora, ecco che un trenino in latta o in bachelite (degli anni 40-50) con le sue semplici linee, che approssimativamente ricordano una locomotiva a vapore o una carrozza, danno un'immediata percezione di quello che vogliono rappresentare e sono sicuramente più affascinanti ed inducono maggiormente al gioco rispetto magari ad uno stesso modello di oggi super dettagliato, fatto in ottone, digitale, dove tutto è riportato in scala come lo è nella realtà. Ecco dunque che la semplicità di un giocattolo vecchio si trasforma in "fascino" e questo proprio perché è semplice, privo di "tranelli" nascosti. Detto ciò non consideratemi però un nostalgico, perché apprezzo e ammiro quanto oggi viene prodotto, meno, invece, l'uso di una tecnologia di supporto che fa sembrare vero quello che in realtà non lo è: per me il gioco è fantasia, sognare, staccarsi dalla realtà e non viverla attraverso un giocattolo che sembra vero. Oggi io apprezzo maggiormente la semplicità che ritrovo, ad esempio, nelle automobiline die-cast di una volta, che al più avevano le quattro classiche aperture degli sportelli che le rendevano più realistiche (si fa per dire), o i brillantini sui fanali ad imitazione della luce, piuttosto che in un modello super-dettagliato di oggi dove viene persino riprodotto il libretto di circolazione!
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| Modello super-dettagliato di una Ferrari F40 |
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| Paya-Spagna Fiat 600 latta-plastica con movimento a frizione degli anni '60. |
In pratica si è sostituita l'intuizione di una semplice nuova idea di gioco con un qualcosa di ultra-particolareggiato ed estremamente realistico, ma basato su un'idea di giocattolo vecchio. Infatti, se osserviamo la storia del giocattolo e la sua evoluzione, ci si accorge che da un certo punto in poi non è stato inventato più nulla di originale, ma è stato solo riproposto, in chiave più moderna, un'idea di gioco che esisteva già da prima. E l'aver perseguito questo obiettivo, a mio giudizio, ha "remato" contro la voglia di giocare (e questo vale sia per i piccoli che per i grandi), un po per le difficoltà che si incontrano nelle regole via via sempre più complicate (pensiamo ai giochi da tavolo con tante regole difficili da tenere a mente e con il foglietto delle istruzioni perso), e un po per la delicatezza dell'oggetto giocattolo che vorremmo magari solo tenere in mano, vista la mole di particolari e di dettagli di cui è costituito. Conclusione? Il gioco da tavolo resta nella sua scatola e la bella locomotiva in ottone pure! In pratica tutto si trasforma in oggetto da collezionare (e poi non so più neanche quanto) e poco da giocare. Forse per questo motivo, magari tra cent'anni, su Marte si continuerà a giocare al Gioco dell'Oca o a Tombola e forse anche a Monopoly, mentre i bei giocattoli ultra-tecnologici e dettagliati resteranno nelle loro confezioni o ci stancheremo subito di loro. Perché? Semplice, perché hanno perso il loro "fascino" di giocattolo nel vero senso della parola.
| Distler-Germania Trenino di latta anni '40 a carica a molla. |
martedì 15 gennaio 2019
A proposito di Borse Scambio e Mercatini...
Quello in foto, con la faccia di chi si vuole mettere in posa e poi viene "da schifo", sono io! Faccio un mercatino al mese nella mia città, proprio con lo stesso spirito con cui ho aperto questo blog o la mia pagina Facebook (il Codice da Vintage). Perché direte voi? Per conoscere gente nuova, condividere la mia passione per il giocattolo oltre la cerchia dei soliti amici, per mettermi in gioco (perché no?), per confrontarmi con un pubblico che nei mercatini va quasi sempre "a caccia" di oggetti, o ancora, per essere, una volta tanto, "preda" e non "cacciatore". Insomma, tanto per finirla qui, per tirare fuori il mio "essere collezionista", ma da dietro un banco. Io che da sempre sto dall'altra parte dei banchetti, per una volta al mese provo ad interpretare la figura di colui che vende il giocattolo, mettendoci però tanta, ma tanta passione. In che modo? Parlando con la gente, facendo il curioso, cercando di riempire quel vuoto che solitamente si crea tra chi osserva quello che esponi e la potenziale vendita, con richieste di informazioni (cosa collezioni? etc.etc.), dando dei piccolissimi suggerimenti dettati più dal mio spirito di collezionista che da commerciante, perché in fondo vendo degli oggetti a cui non tengo in modo particolare (altrimenti me li terrei) e poi perché sono convinto che se non ti crei un valore aggiunto tutto si riduce sempre ad un mero fattore economico. Solitamente chi mi osserva (come il mio vicino che mi critica sempre in quanto dice che parlo sempre e troppo con le persone e sono un rompi-scatole) rimane stupito per quanta energia ci metto. Innanzitutto ci tengo a fare una bella esposizione, quando invece la quasi totalità dei venditori si limita a "buttare" qua e la sul tavolo le proprie cose in un caos incomprensibile e senza una minima logica. Io no, e dal momento che vendo giocattoli moderni e attuali, il modo di presentarli sul banco diventa a mio giudizio elemento differenziante.
Ora, non voglio tenere lezioni di marketing, né svelare troppo alcuni miei piccoli segreti, ma chi viene da me capisce subito che ha davanti un vero appassionato e non un semplice commerciante. La stessa cosa poi la pretendo io quando vado alle borse scambio da compratore e mi complimento con la persona dietro al banco se capisco che anche lui, come me, è un autentico appassionato. Sia chiaro, alle borse scambio specializzate, quasi tutti i venditori sono, chi più o chi meno, degli appassionati, per non usare la parola "fanatici", mentre nei mercatini cosiddetti di antiquariato, è già più difficile imbattersi in tali personaggi. Comunque io so di essere un collezionista incallito e mai e poi mai diventerò un venditore professionista. Perciò miei cari potenziali acquirenti da mercatino, sappiate che, se vi imbattete in una persona chiacchierona e con pochi capelli sparati, quello sono io e preparatevi ad un interrogatorio serrato. Chi ne vuole poche mi stia dunque alla larga...oppure vada a comprare su internet!
giovedì 10 gennaio 2019
Premessa sul giocattolo: giocarci da piccoli per collezionarli da grandi?

Chiariamoci subito! Il giocattolo a mio avviso è al tempo stesso sia uno strumento educativo che di svago. Mi spiego meglio: da piccolo l'approccio che si ha con un giocattolo è sicuramente di divertimento, quindi di svago, anche se inconsciamente, nello svolgimento del gioco, vieni educato (dietro ad un consiglio di un genitore o magari tra stessi coetanei) ad adottare un determinato comportamento più o meno razionale: pettinare o vestire il bambolotto piuttosto che lasciarlo senza vestiti o spettinato, non lanciare le macchinine contro le porte o gli spigoli di casa, evitare di mandare un trenino elettrico troppo veloce per non farlo deragliare e così avanti. Certo è che anche il carattere di un bambino/a incide fortemente sull'esperienza di gioco fatta nell'infanzia. Si tende a dire che da piccoli i giocattoli vanno giocati, magari anche rotti, ma comunque va fatta sfogare quell'indole di manipolare, scrutare, e magari distruggere (perché no?) l'oggetto con cui si sta giocando. La mia esperienza? Mi considero un bambino fortunato che ha potuto giocare, a suo tempo, con una varietà di giocattoli e con il vantaggio di aver avuto un padre appassionato di trenini. Non crediate che la passione per i treni mi sia venuta subito, anzi, ho incominciato ad apprezzare questo "mondo" soltanto intorno ai 19 anni. Per il resto sono stato per così dire educato a trattare bene un giocattolo perché, comunque la si voglia mettere, è costato dei soldini, perciò cerchiamo di non romperlo subito; ecco, questa era grosso modo la "filosofia" adottata in casa, per cui i miei giochi sono sopravvissuti, anche se devo dire che non nutro quel particolare attaccamento ai miei giocattoli d'infanzia, cosa che invece riscontro in molte persone coetanee. Fatta questa premessa arrivo a farmi una domanda. Ma la persona adulta, collezionista di giocattoli, da piccolo, è stato un bambino che ha giocato, che ha rotto i giocattoli, che ne ha avuti tanti, oppure no? Secondo me il collezionista adulto, da piccolo, Non Ha Rotto molti giocattoli e forse Non ne ha Avuti nemmeno Molti. Di sicuro non solo ci giocava, ma li adorava a tal punto da "giocarsi" tutta la sua paghetta settimanale per comprarsi magari quel modellino di auto. Quindi azzardo a dire che il collezionista di oggi è un bambino di ieri che non ha sfogato in pieno la sua voglia di giocare o che a suo tempo non ha avuto quei giocattoli che desiderava. A volerla vedere male di certo la figura del collezionista non appare come una persona per così dire "normale"; tutt'altro, quasi un maniaco di oggetti, con l'ossessione di volerne entrare in possesso a tutti i costi. Tuttavia le cose non stanno proprio così anche se degli elementi patologici permangono. Concluderei dicendo che, con il passare degli anni, i bambini tendono a giocare sempre di meno, o meglio, smettono di giocare molto presto per andare a divertirsi con strumenti che sono propri delle persone adulte; ma al tempo stesso gli adulti, invece, riscoprono il giocattolo come oggetto non tanto per giocarci (perché si sentono adulti appunto) quanto per collezionarlo. Sbaglio? Non so, forse.., ma di certo si sta saltando la fase del gioco per passare direttamente a quella collezionistica. E questo, per me, non è sano. Da tutto ciò scaturisce anche l'aspetto provocatorio con cui ho voluto intitolare questo mio spazio web "... da Grande voglio giocare!"
mercoledì 9 gennaio 2019
Mi presento....
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| Figo, Serio, Sorridente, Comico |
Provo a presentarmi: genere maschio, anni 58 compiuti, sposato, due figli, lavoro in proprio, carattere espansivo e trasparente, appassionato di giocattoli-modellismo, collezionista. Per chi è disposto a leggermi è essenziale sapere con chi si ha a che fare, in particolar modo quando chi narra lo fa celandosi dietro ad un web. Ho menzionato la parola collezionista che un po' stride con la mia presentazione di buon padre di famiglia. Eh si perché colui che colleziona, diciamocela tutta, qualcosa di patologico ce l'ha, se non altro per quell'irrefrenabile desiderio di possedere quel determinato oggetto, il voler accumulare a tutti i costi, la dipendenza dalle cose materiali. E poi c'è ancora un'altra cosa che devo dirvi: ho un mio rovescio della medaglia che ora vado a riassumervi qui sotto:
- Collezionista / ma non per caso
- Lavoratore / ma solo tre ore al giorno
- Responsabile / ma a volte meno
- Giocherellone / ma con giochi seri
- Capo / ma anche padrone
- Simpatico / ma non a tutti
- Di routine / ma anche di rottura
- Spirito libero / ma anche sposato
Bene, ora sapete quasi tutto su di me e potete tranquillamente decidere se continuare a seguirmi o lasciarmi da subito. Un'ultima cosa: ho pochi capelli, ma sempre sparati. E adesso.... incominciamo a giocare!
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