Questa volta però lo scenario era diverso e devo ammettere che l'influenza del cosiddetto "Coronavirus" in molti di noi ha frenato, anzi, spento ogni forma di entusiasmo o passione collezionistica, anche la più esagerata. Che il mondo di oggi sia preda di facili allarmismi lo dimostrano sicuramente i fatti, ma ciò è anche dovuto ad una perdita di quello che io chiamo il "buon senso" e che una volta invece era la nostra unica arma di difesa. Ad alimentare il tutto poi interviene anche un'informazione martellante, a dir poco stressante, che, attraverso una miriade di canali più o meno attendibili, ci aggiorna sull'evolversi dei fatti e dalla quale è difficile resistere e di questo me ne rendo perfettamente conto. Da qui il passo successivo è la "psicosi" e resistere a quest'ultima diventa veramente arduo, soprattutto se va a minare un hobby, un qualcosa di superfluo e di cui si può certamente fare a meno. Ma il punto per me è un altro. L'esserci stato a quella Borsa-Scambio assieme al mio amico Aldo ha significato tanto; ho dimostrato a me stesso, senza per questo passare da super-eroe, di non voler sottostare a qualunque ricatto di tam-tam mediatico, ad essere forte di spirito e lucido di mente, permettendomi anche di vedere in faccia chi come me ha cercato di affrontare la situazione usando tanto buon-senso e basta! Purtroppo non è bastato: la festa è stata ugualmente rovinata, con poca gente, poche presenze di espositori, ma soprattutto per la poca passione e spensieratezza che girava nell'aria, anche se di bei giocattoli ce n'erano e le mie foto lo dimostrano. L'effetto psicosi ha vinto, ma vedere con i miei occhi una coppia di persone anziane dove lui (collezionista), appena entrato, fa accomodare lei su di una panchina per dirigersi verso i banchi alla ricerca di qualcosa da comprare e poi ritornare soddisfatto da lei e condividere insieme l'acquisto fatto, mi ha mosso tanta tenerezza e mi ha dato anche tanta speranza. Qualcuno potrà considerarli imprudenti, forse anche un pochino via di testa, io invece li invidio perché la loro vita, il loro equilibrio, anche a fronte di una visibile fragilità fisica, non sono stati intaccati né dal Coronavirus, né dagli allarmismi televisivi. Che non abbiano la televisione in casa e che siano all'oscuro di tutto? Può anche darsi, ma io li ringrazio ugualmente perché mi hanno "aperto gli occhi" e mi hanno fatto capire quanto sia decisamente più fragile di loro il mondo di oggi.


