domenica 29 marzo 2020

Il giocattolo sta al Coronavirus come...

...l'amore sta ai tempi del colera. Mi sembra, in parte, di vivere la storia del romanzo del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez in questi tempi di quarantena da Covid-19, dove c'è l'esigenza di rimodulare e anche molto velocemente i nostri veri punti di riferimento, diciamo le basi del nostro esistere. Assistere alla frenata del mondo di oggi (anno 2020 d.c.) che viaggia a velocità supersonica non è cosa di poco conto e i passeggeri che si trovano a bordo riceveranno un forte contraccolpo da tutto ciò. Perciò il mio auspicio è che per tutti ci sia un airbag (un salvagente) che possa salvare la loro vita; di certo alcuni moriranno sul colpo, altri ne usciranno feriti, mentre i superstiti dovranno confrontarsi con una nuova realtà che, di colpo, si è trasformata in fantascienza. Dunque sono quest'ultimi quelli che avranno il privilegio (?) di viverla con un contorno che è rimasto però quello di sempre, o meglio, in un contesto che si sono saputi costruire attorno. Persone, amici, lavoro, religione, affetti, oggetti, casa, etc. etc... e più la lista sarà lunga più gradualmente riusciremo a digerire questo nuovo modo di vivere; proprio così perché questa guerra chiamata Coronavirus ci ha rinchiuso dentro le nostre più o meno belle roccaforti (certo c'è da considerare che qualcuno non ha neanche quelle), all'interno delle quali continuiamo a vivere. Anzi una miserabile e frivola tecnologia moderna ci permette pure di esternare e condividere i nostri sentimenti o i nostri oggetti con gli altri superstiti, attraverso un interagire virtuale che mischia di tutto e di più. Io oggi mi ritrovo, per puro destino o semplice fatalità, nel gruppo dei superstiti ad affrontare questa nuova quotidianità e lo faccio anche attraverso i miei amati giocattoli, che rivedo sicuramente con un altro occhio, ma che ora, più che mai,  mi sono di aiuto, anche per rapportarmi meglio con le persone che mi sono più care.
Pertanto, giocate gente giocate!




lunedì 24 febbraio 2020

Una borsa-scambio "contagiata"

Proprio così... per la prima volta in tanti anni di frequentazioni di borse scambio e manifestazioni legate al mondo del giocattolo e del modellismo mi sono sentito più un "inviato speciale" in territori ostili che non un semplice collezionista dove la passione lo porta ad affrontare anche tante centinaia di km in uno solo giorno.
Questa volta però lo scenario era diverso e devo ammettere che l'influenza del cosiddetto "Coronavirus" in molti di noi ha frenato, anzi, spento ogni forma di entusiasmo o passione collezionistica, anche la più esagerata. Che il mondo di oggi sia preda di facili allarmismi lo dimostrano sicuramente i fatti, ma ciò è anche dovuto ad una perdita di quello che io chiamo il "buon senso" e che una volta invece era la nostra unica arma di difesa. Ad alimentare il tutto poi interviene anche un'informazione martellante, a dir poco stressante, che, attraverso una miriade di canali più o meno attendibili, ci aggiorna sull'evolversi dei fatti e dalla quale è difficile resistere e di questo me ne rendo perfettamente conto. Da qui il passo successivo è la "psicosi" e resistere a quest'ultima diventa veramente arduo, soprattutto se va a minare un hobby, un qualcosa di superfluo e di cui si può certamente fare a meno. Ma il punto per me è un altro. L'esserci stato a quella Borsa-Scambio assieme al mio amico Aldo ha significato tanto; ho dimostrato a me stesso, senza per questo passare da super-eroe, di non voler sottostare a qualunque ricatto di tam-tam mediatico, ad essere forte di spirito e lucido di mente, permettendomi anche di vedere in faccia chi come me ha cercato di affrontare la situazione usando tanto buon-senso e basta! Purtroppo non è bastato: la festa è stata ugualmente rovinata, con poca gente, poche presenze di espositori, ma soprattutto per la poca passione e spensieratezza che girava nell'aria, anche se di bei giocattoli ce n'erano e le mie foto lo dimostrano. L'effetto psicosi ha vinto, ma vedere con i miei occhi una coppia di persone anziane dove lui (collezionista), appena entrato, fa accomodare lei su di una panchina per dirigersi verso i banchi alla ricerca di qualcosa da comprare e poi ritornare soddisfatto da lei e condividere insieme l'acquisto fatto, mi ha mosso tanta tenerezza e mi ha dato anche tanta speranza. Qualcuno potrà considerarli imprudenti, forse anche un pochino via di testa, io invece li invidio perché la loro vita, il loro equilibrio, anche a fronte di una visibile fragilità fisica, non sono stati intaccati né dal Coronavirus, né dagli allarmismi televisivi. Che non abbiano la televisione in casa e che siano all'oscuro di tutto? Può anche darsi, ma io li ringrazio ugualmente perché mi hanno "aperto gli occhi" e mi hanno fatto capire quanto sia decisamente più fragile di loro il mondo di oggi.